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No ai guanti in plastica, si al buon senso.

No ai guanti in plastica, si al buon senso.

OMS ammonisce sul proprio sito internet il NO all’utilizzo dei GUANTI, in particolare al supermercato questo perché usarli può aumentare il rischio di infezione.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, sconsiglia l’uso dei guanti “da parte delle persone, in comunità poiché può aumentare il rischio di infezione, dal momento che può portare alla auto-contaminazione o alla trasmissione ad altri quando si toccano le superfici contaminate e quindi il viso”.

Povere MANI
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) giustamente insiste sulla buona igiene delle mani come prima linea di difesa contro la diffusione di numerose malattie gravi in considerazione del fatto che ben l’80% delle infezioni più comuni vengono trasmesse da mani contaminate.

Per questo motivo, sarebbe bene utilizzare materiali alternativi per limitare il rischio di contagio, materiali, preferibilmente a basso impatto ambientale. Cosa che di certo non si può dire delle plastiche.

Ma quali sono più INOSPITALI al Coronavirsu?
Sono stati pubblicati diversi studi che hanno messo a confronto, dopo averli isolati in laboratorio, la resistenza del Covid 19 su rame, cartone, acciaio inossidabile e plastica.

Sono andati, poi, a verificare come la capacità infettante del virus cambiasse col passare delle ore. Tutto condotto a temperatura ambiente (21-23°C con umidità relativa del 40%), condizioni che potremmo tranquillamente paragonare a quella delle nostre case.

Quali sono stati i risultati ottenuti?
I materiali più “inospitali” per il virus sono risultati essere il rame e il cartone con un dimezzamento della capacità infettiva in meno di due ore per il primo materiale e entro 5 ore abbondanti nel caso del secondo. Un abbattimento completo dell’infettività è stato osservato rispettivamente dopo le 4 ore per il rame e le 24 ore per il cartone.

Più lunga la persistenza sulle altre due superfici. Sull’acciaio inossidabile la carica infettante risultava dimezzata solo dopo circa 6 ore, mentre ne erano necessarie circa 7 per dimezzarla sulla plastica. Questo dato si associava a un tempo decisamente più lungo, rispetto ai primi due materiali, per osservare un completo azzeramento dell’infettività: almeno 48 ore per l’acciaio e 72 per la plastica. Il rischio, quindi, diminuisce notevolmente al passare delle ore ma non si annulla se non dopo qualche giorno.

Corsa alla plastica
A tutto ciò va aggiunto che, mentre il Coronavirus terrorizzava il mondo abbiamo assistito a una vera e propria corsa alla plastica: mascherine, guanti usa e getta e vari dispositivi di protezione sono divenuti velocemente i simboli indiscussi di questa crisi senza precedenti. La protezione è fondamentale, ma è importante anche tenere a mente che tutta questa plastica non scompare nel nulla e in tanti, troppi, casi, viene addirittura gettata per strada senza la minima cura.
Quello della plastica è un problema ambientale senza precedenti, che minaccia non solo l’ambiente ma anche la nostra salute: basti pensare che si calcola che una persona ingerisca ogni anno oltre 100 mila microplastiche, ovvero l’equivalente di una carta di credito (5 grammi) a settimana.

PRATICAMENTE INGERIAMO UNA CARTA DI CREDITO A SETTIMANA
Inoltre, ogni anno a livello globale si producono 400 milioni di tonnellate di plastica, delle quali 8 milioni finiscono irrimediabilmente negli oceani di tutto il mondo. Di tutta la plastica prodotta, ad oggi solo il 15% viene riciclata, il che fornisce una spaventosa misura della portata del problema. Un problema di lunga data che è destinato ad acuirsi in questo periodo e che rappresenta, ancora una volta, la più grande sfida ambientale dei nostri giorni.
Alla luce di tali risultati appare sempre più importante cercare di realizzare materiali alternativi alla plastica realizzati in carta e cartone, preferibilmente riciclati e riciclabili.

Giovanni Scafoglio

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